Foglie d’erba
Leaves of Grass, 1855–1892
Nessun libro dell’Ottocento è stato riscritto dal suo autore quanto Foglie d’erba. Whitman lo pubblicò per la prima volta nel 1855 e continuò a modificarlo fino alla morte, nel 1892: aggiunse poesie, ne cambiò i titoli, le spostò, le divise in sezioni e le ricompose.
Il libro del 1855
La prima edizione esce a Brooklyn ai primi di luglio del 1855, stampata nella tipografia dei fratelli Rome, dove Whitman stesso compose una parte delle pagine. È un volume sottile di grande formato, rilegato in tela verde con il titolo in oro da cui spuntano radici e foglie. Contiene una lunga prefazione in prosa e dodici poesie senza titolo. Il nome dell’autore non compare sul frontespizio: al suo posto c’è un ritratto inciso, un uomo in camicia e cappello, con una mano sul fianco. Il nome si legge soltanto nella nota di copyright e dentro il primo poema, dove Whitman si presenta come «uno dei duri, un cosmo».
Le copie stampate furono circa ottocento e se ne vendettero poche. Ma una arrivò a Ralph Waldo Emerson, che il 21 luglio scrisse all’autore sconosciuto: «Vi saluto all’inizio di una grande carriera». Whitman stampò la frase, senza chiedere il permesso, sul dorso della seconda edizione.
Un libro che cresce
La seconda edizione (1856) ha trentadue poesie, tutte con un titolo, spesso lungo e descrittivo: quella che oggi conosciamo come «Traversando sul traghetto di Brooklyn» si chiamava «Sun-Down Poem». La terza (Boston, 1860) è la prima con un vero editore, Thayer and Eldridge, e la prima organizzata in gruppi. Nascono qui i cicli «Enfans d’Adam», poi «Children of Adam», e «Calamus», dedicati all’amore tra uomo e donna e all’amore tra compagni. Emerson cercò, durante una lunga passeggiata nel Boston Common, di convincere Whitman a togliere le poesie sul sesso. Whitman rifiutò.
Seguono le edizioni del 1867, del 1871–72, del 1876 e del 1881–82. Quest’ultima, pubblicata a Boston da James R. Osgood, fissa l’ordine definitivo delle poesie. Pochi mesi dopo il procuratore distrettuale di Boston la giudica oscena e l’editore rinuncia; il libro passa a un editore di Filadelfia e, anche grazie allo scandalo, vende come mai prima. Le ultime due tirature (1889 e 1891–92) aggiungono soltanto due appendici di poesie della vecchiaia. Quella del 1891–92 è detta «del letto di morte»: Whitman la approvò poche settimane prima di morire.
Si parla perciò di sei o di nove edizioni, a seconda che si contino o no le ristampe con appendici. La sostanza non cambia: il libro è cresciuto da dodici poesie a quasi quattrocento.
Il titolo
«Foglie d’erba» unisce due significati. L’erba è la cosa più comune e democratica che esista, cresce dovunque e per tutti; nella sesta sezione di Canto di me stesso un bambino chiede che cosa sia, e il poeta non sa rispondere. E leaves sono anche i fogli di un libro. Le «foglie» sono dunque, insieme, le poesie e le cose del mondo.
Il verso
Whitman abbandona la rima e la metrica regolare. Il suo verso è lungo, costruito su ripetizioni all’inizio della riga, su elenchi e su parallelismi che ricordano la Bibbia di re Giacomo più della poesia inglese del tempo. I cataloghi, interminabili liste di mestieri, luoghi, persone, sono il suo modo di dire che tutto ha diritto di entrare nella poesia.
Questa raccolta
Le ventotto poesie di questo sito sono le stesse scelte nella prima versione di dvolt.com (1999–2003). Il testo inglese è quello dell’edizione 1891–92. Le traduzioni italiane sono nuove, scritte per questo sito: seguono il testo verso per verso e strofa per strofa, preferendo la fedeltà all’effetto. Per tre poemi lunghi la scelta comprende solo alcune sezioni, indicate in ciascuna pagina. L’ordine segue quello del libro.